Lo Stato Sociale – Il Concerto del diluvio

14 Luglio 2012, diluvio universale. Parto da Arconate alla ricerca di un paese chiamato Gazzada Schianno (ebbene sì, esiste). Demoralizzata a causa del maltempo ma elettrizzata all’idea di ascoltare due band che hanno letteralmente monopolizzato il mio IPod: Lo Stato Sociale e gli Ex-Otago, sul palco del GaSch Musical Festival.
Arrivata al Parco di Villa De Strens la pioggia ha lasciato il posto a enormi pozzanghere di fango che ho affrontato con audacia accompagnata dai miei sandaletti estivi. La location è davvero splendida, e il pollo è da provare!
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Passano i minuti, le ore, il pubblico sotto al palco è ancora poco ma irrequieto, aspetta con ansia che salga sul palco Lo Stato Sociale che si fa attendere.
Ma finalmente arrivano, con tutta la loro energia e simpatia. Saltellano, sorridono, bevono e il pubblico inizia a diversirsi da subito, me compresa.
A volte sento persone dire “Io odio Lo Stato Sociale, hanno dei suoni orribili”… beh, dopo questo concerto sarò più comprensiva nei loro confronti. In effetti i suoni non erano molto curati, ma penso che faccia parte del loro stile, un po’ cazzone e anticonformista, sembra che a loro non freghi niente della musica o di qualsiasi altra cosa, a parte il divertirsi e far divertire chi li ascolta. E con me ci sono riusciti.
Li ho trovati spassosi, molto “free”, i testi delle loro canzoni sembrano parlare di nulla, invece dentro ci puoi trovare la politica, il capitalismo, il “mainstream”, (persino il pentapartito!) temi che riescono ad esaltare e dissacrare grazie alla loro ironia e sfacciataggine.
Ma torniamo al concerto: si inizia con i synth di Kekko ed Enrico che iniziano a scaldarsi con i suoni elettrici e psichedelici di Ladro di Cuori col bruco. Lodo, scatenato, salta sul palco e coinvolge il pubblico nelle maniere più impensabili: mima le canzoni, duetta con sé stesso imitando la voce di una ragazza inAmore ai tempi dell’Ikea  che ripete costantemente “Non ti amo, però forse ti cercherò quando avrò bisogno di una scatola”. Le gag sul palco sono continue, e mi ricordano i teatrini dell’assurdo: scambi di battute, coreografie e monologhi, e tutto questo è completamente senza senso.
Sembra che la musica per Lo Stato Sociale sia un pretesto per stare insieme, un modo per esprimere pensieri, emozioni e situazioni, e soprattutto per divertirsi, per questo non si prendono troppo sul serio. Sono amici, e l’amicizia forse è l’unica cosa seria, nella vita come sul palco. Quando suonano sono loro stessi, questa è per loro la regola numero.
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Fanno canzoni che parlano di pensieri e circostanze quotidiani: depressioni esistenziali, voglia di scappare e risolvere i problemi, citano Montale e altri grandi, parlano d’amore e di tristezza.
Altro momento di rilievo durante il live lo stage diving senza folla, direttamente on the floor di Albi, annunciato come gesto scaramantico!
Abbiamo vinto la guerra parte quasi all’improvviso, con i suoi  bassi profondi e gli immancabili teatrini sul palco.  Mi guardo un po’ attorno per vedere come sta reagendo il pubblico e mi accorgo che le persone cantano a memoria tutte le canzoni e le ragazze non smettevano di fissare Lodo commentando a squarciagola la sua “figaggine” (alla quale, lo ammetto, nemmeno io sono immune).
Le canzoni si susseguono: Pop, la splendida Cromosomi, e poi il singolo Sono così indie che ha fatto scatenare tutto il pubblico facendo partire un pogo improvviso in cui mi sono trovata immischiata.
Conclusione del concerto con un brano in playback Quello che le donne dicono accompagnato da un ridicolo balletto stile villaggio vacanze eseguito letteralmente in mezzo a noi e con noi. Questa canzone, che un po’ di ricorda laNord Sud Ovest Est dei miei amati 883 con un pizzico di Lambada, ha fatto ballare tutto il pubblico con coreografia che avrebbe potuto competere con quelle dei ballerini di Amici di Maria de Filippi!
Insomma, il concerto è stato spassoso e coinvolgente. La serata continua con gli Ex-Otago, ma questa è un’altra storia.
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