Recensione Concerto …A Toys Orchestra @ Circolone

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Avete presente quanto siete immersi in una conversazione con una persona che non vedete da settimane e avete 3 ore di tempo per raccontare le mille cose che sono successe dal momento che vi siete salutate l’ultima voltam, al preciso istante in qui vi siete riviste dopo giorni? Ecco, questo è l’incipit del MIO concerto degli …a Toys Orchestra.

Presa dalla discussione sento quella nota. Mi basta una nota per capire che loro sono saliti su quel palco. Abbandono la conversazione e mio fiondo sotto il palco cercando di cercare il posto giusto vista la mia “immensa” bassezza.

L’orchestra giocattolo è già sul palco e dispiega una formazione a cinque. Quattro dei componenti cambieranno postazione, scambiandosi con assoluta disinvoltura gli strumenti, a parte il batteriste, Andrea, il metronomo del gruppo che dietro la batteria trascina gli altri e si agita.

Ho trovato questo scambio degli strumenti tra il gruppo molto particolare, un marchio di fabbrica degli …a Toys  Orchestra. Mi ha impressionato la versatilità dei musicisti, la capacità di passare dalla chitarra al pianoforte mentendo la stessa maestria e passione nel suonare. Gli artisti passano dalla chitarra al synth, dal basso al piano, dal piano alla voce e così via sempre, di continuo. Per loro la staticità non esiste.

La scaletta vede un alternarsi di vecchie glorie e nuovi pezzi, tutte le canzoni mi fanno sorridere e cantare a squarciagola (anzi, oserei dire mi fanno sbiascicare qualche frase in inglese inventato!!).

Apre il concerto Mystical Mistake che aiuta il pubblico a scaldarsi e ad ottenere l’empatia giusta con il gruppo che non tarda ad arrivare. Ci sono pezzi adrenalinici come Midnight Revolution che scatena nel pubblico un’ondata di delirio e adrenalina, instancabili continuiamo a cantare dopo l’intro “HEY… NOT QUITE “RADICAL CHIC” OH BABE”. Già siamo tutti consapevoli che il motivetto “na…nananana” non ci uscirà dalle orecchie per parecchi giorni.

Oppure c’è “summer” uno dei miei pezzi preferiti,  il suo ritmo pop così intenso e pieno di romanticismo mi commuove, questa estate racchiusa nelle note di una canzone.

Ma quando parte “Peter Pan Syndrome” le note melodiche un po’ pop un pop rock e un po’ spigolose mi invadono il cuore. Strutture,suoni,armonie,melodi­e,gusto,equilibrio,dinamiche, gli A Toys Orchestra sono in grado di fare arrangiamenti perfetti, che arrivano diretti al cuore del pubblico.

La voce di Enzo si unisce con quella di Ilaria, quasi surreale e falsata ma che da un effetto magico ad ogni pezzo. Ilaria, colei che si sistema i capelli almeno 10 volte ogni pezzo.

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Mrs Macabrette a Letter to myself, Amnesy International,Powder on the words, Technicolor dream si susseguono senza pause, una dietro l’altra. Non me ne rendo realmente conto, il tempo passa, tutti noi cantiamo all’unisono insieme a Enzo che salta arrabbiato sul palco, energico si avventa sulle corde della sua famosa chitarra che porta la scritta “La speranza è una trappola” o suona il piano (a volta anche con un piede) trasmettendo al pubblico la voglia di (r)Evolution che ha.

Una sola breve pausa rumoreggiata da una chitarra in distorsione lasciata da sola e il pubblico rivuole la band sul palco “fuori! Fuori” urliamo ed Enzo torna sul palco anche se, per i miei gusti, con fare un pò spocchioso, si rimette al piano e nota dopo nota Celentano prende vita, tutti ce l’astettavamo un una vesione italiano ma preferiscono eseguirla integralmente in inglese. Secondo dopo secondo tutti i componenti della band si aggregano ad Enzo. Poi fanno altri pezzi, tanti pezzi. Annunciano che questo sarà l’ultimo concerto, non li vedremo per molto tempo (già mi mancano!) e salutano…

Il tempo è esaurito, gli A toys Orchestra smettono di suonare, io torno seduta al mio tavolino soddisfatta e contenta di aver vissuto un’ora e mezza completamente estraniata dal mondo.

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