Il concerto della scoperta – Il Teatro degli Orrori @Leoncavallo 15.12.2012

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Il palco è quello del Leoncavallo di Milano, l’apertura della serata è affidata ai 2Pigeons, un duo caratterizzato da musica elettronica, che definirei quasi spaziale, ma a mio parere incolore ed anonimo, bassi profondi che arrivano diritti allo stomaco e urla al limite del fastidioso. A seguire i The Mantra ecc ecc (il nome è davvero troppo lungo e impronunciabile) con un sound niente male, capace di riscaldare l’ambiente e in grado di tenere a bada un pubblico scatenato e accorso esclusivamente per sentire il Teatro degli Orrori.

Poi il teatro arriva sul palco, con un inizio pienamente in loro stile decisamente “teatrale”, 3 minuti nei quali la band, immobile, fissa il pubblico che si scatena e incita l’inizio del concerto. Poi BAM! Un colpo di cassa e il delirio ha inizio.

Non vedo l’ora, apre il concerto e preannuncia un live esageratamente esplosivo con un pubblico che risponde subito con un pogo enorme. Già dal primo pezzo, così energico, ogni colpo di batteria o di basso ha messo davvero a dura prova i nostri timpani che a fine concerto sono usciti devastati.

Seguono a ruota Skopje che azzarderei annunciare come mio pezzo preferito dell’album “Il Mondo Nuovo”. Poi così, all’improvviso arriva la triade perfetta : “Io cerco te”, “A Sangue freddo” e “E’ colpa mia” che scorrono arrabbiate ed energiche una dopo l’altra facendo indiavolare il pubblico. E con il finale straziante “Figlio mio, ci pensi un giorno tutto questo sarà tuo” il pubblico si unisce al grido di Capovilla e ne esce un coro di rabbia e straziante frustrazione.

2012-12-19_000328Poi arriva un pezzo classico “La canzone di Tom” pezzo storico che adogni ascolto mi provoca un’emozione inspiegabile.

Con grande entusiasmo e partecipazione da parte del pubblico, il Teatro degli Orrori prega, “Padre Nostro”, una preghiera moderna, dei nostri giorni. E’ un inno alla liberazione. Liberazione “dal malauguri, dai maldicenti, dagli ipocriti, dagli ingoranti” da tutto ciò che Dio non riesce a fare e da ciò che noi ogni giorno tentiamo di svincolarci.

MAJAKOWSKIJ, lezioni di musica e Turbamento della gelosia concludono la prima parte del concerto, il Teatro degli Orrori si concede un pausa per poi tornare sul palco con un secondo tempo che, i nostalgici come me, avranno sicuramente adorato.

Conclusione vulcanica con Compagna Teresa, pezzo in cui il pubblico si scatena e utilizza le sue ultime forze incantando un pezzo assolutamente punk-noise devastante. Si chiude così il tour del Teatro degli Orrori, con un live carico di adrenalina e denso di emozioni.

Il concerto del Teatro degli Orrori è sempre un’esperienza unica, Capovilla e compagni riescono sempre a prendermi violentemente e catapultarmi in una realtà che è più reale della mia vita stessa. Sul palco c’è un uomo, sempre il solito uomo, con gli occhi azzurri e il vestito nero, che mi obbliga a dire la verità cantando le sue canzoni, mi fa capire quanto la vita sia piena di errori, cattiveria, negatività e di quanto in questa dannata vita ci sono immersa anch’io. IO e NOI siamo colpevoli di tutto il negativo che abbiamo attorno. Versi, strofe, poesia. Così Capovilla, maestro indiscusso, mi insegna ogni volta a vivere.

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E così torno a casa consapevole di aver assistito, per la quarta volta, ad una esibizione viscerale e vera, perché il live è la VERA dimensione del Teatro degli Orrori. Torno a casa con il cuore pieno di adrenalina perché mi rendo conto di aver assistito alla performance di un gruppo nettamente superiore a molti altri presenti sulla scena italiana. Torno a casa ancora più convinta che nessun CD in allegato con XL potrà MAI farmi provare le emozioni che ho provato stasera sotto quel palco. La loro potenza è ciò che rimane nel cuore, la loro passione non si può ristringere e limitare ad una registrazione. IL TEATRO DEGLI ORRORI CI CREDE DAVVERO.

Il giorno dopo mi sono resa conto che le mie orecchie non sono in grado di sopportare la musica elettronica ma ascolterebbero un live del Teatro degli Orrori per ore! 

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Un pensiero su “Il concerto della scoperta – Il Teatro degli Orrori @Leoncavallo 15.12.2012

  1. Nonostante la difficoltà di provare piacere e di emozionarsi ascoltando musica, la nostra generazione ha già in mente una risposta, univoca, unanime, al vuoto pneumatico di talenti italici. Il vero fenomeno sono loro, quantomai ispiratori per tutti coloro che amano lo stupore e la sorpresa uniti alla consapevolezza di potere riflettere mentre si è trascinati da quelle note al fulmicotone; questo fa del Teatro una band innovativa e seriamente al passo coi tempi. Perché questi tempi fanno riflettere. Bravi, bravissimi, come sempre hanno stupito tutti i presenti, al solito il pubblico era costituito da persone di tutte le età, a dimostrazione del fatto che il concetto di generazione sia da re-interpretare in senso sociale e non demografico. L’amore, il turbamento della gelosia, la verità, la perdita hanno come soggetto l’umanità di un paese “che non gode ormai di fortuna alcuna”…tranne la speranza. Come la speranza che molti di noi nutrivano nel poter nuovamente abbracciare le note e la poesia cruda e accesa del TDO.
    Lo spettacolo offertoci era come di consueto caratterizzato da improvvise pause e “SILENZI”, per cosi dire, frammezzati allo slancio esplosivo del noise rock, formula sapientemente arricchita dagli sguardi e dalle espressioni emblematiche di Pierpaolo Capovilla, attore nato e cresciuto sul palco.
    Sotto il profilo tecnico-acustico lo show è stato caratterizzato da un inizio infelice solo leggermente andato migliorando con il fluire dei brani, complice la location e uno sfortunato missaggio dei suoni, basti pensare che a metà concerto Giulio Favero(bassista) ha onestamente esternato tale problema. Un vero peccato, perché è solo quando i suoni sono perfettamente bilanciati e “loro” si sentono bene che il Teatro rende al massimo quelle sonorità esplosive e graffianti che tanto rimangono alla memoria di chi assiste, lasciandoti con lo stupore.
    Obbligatorio tessere elogi all’abilità tecnica di Franz Valente, il batterista, che ha ancora una volta offerto una prova di talento e tecnica personale davvero invidiabile e necessaria all’amalgama del DNA del Teatro, offrendo assoli e ritmiche originalissim (a fronte di un set-up minimale), anche e sempre laddove si notavano le difficoltà tecniche legate all’audio dal vivo.

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