#StorieDiVita: Donne che lottano

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Pochi di voi sapranno perchè per noi donne è molto importante il 25 Novembre. E’ una giornata per dire STOP AL FEMMINICIDIO!

Centoventotto donne uccise nel 2013. È lunghissimo l’elenco delle donne vittime di violenza. Una vergognosa conta che quest’anno ha registrato una rapida escalation: ad agosto risultavano un’ottantina di casi e le richieste di aiuto di donne vittime di stalking al numero attivato da Telefono Rosa sono aumentate nei primi sei mesi del 2013 di circa il 10 per cento. Con questi numeri ben stampati in mente si celebra, il 25 novembre, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. (Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/fhoPy)

La violenza contro le donne ha molte facce e molti tentacoli che non sempre, per fortuna, conducono alla morte. Secondo uno studio basato su 50 ricerche svolte in tutto il mondo, almeno una donna su tre nella vita è stata picchiata, costretta a rapporti sessuali o ha subito altri tipi di abuso.

Oggi vi racconto la storia di tre sorelle.

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Cos’è il 25 Novembre?

Il 25 Novembre rappresenta dal 17 Dicembre 1999 la Giornata internazionale per eliminazione della violenza contro le donne. In Italia solo dal 2005 alcuni Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrarla. Nel 2007 ben 100000 donne hanno manifestato a Roma Contro la violenza sulle donne essendo inoltre questa  la prima manifestazione su tale argomento che ricevette una forte attenzione mediatica. Centinaia sono le iniziative che attualmente  in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.

Nel 2005 la Marcia Mondiale delle Donne invita tutte le donne ad appendere alle finestre un lenzuolo con scritto: Mai più violenza sulle donne. Associazioni femminili e centri antiviolenza intendono richiamare l’attenzione della  società e delle istituzioni su un fenomeno che non accenna a diminuire.La violenza contro le donne ha molte facce e molti tentacoli che non sempre conducono alla morte: è una piaga globale che continua ad uccidere, torturare e mutilare, sia fisicamente che psicologicamente; nonostante esista in tutti i paesi, attraversi tutte le culture, le classi, i livelli d’istruzione, di reddito e tutte le fasce di età è purtroppo un fenomeno ancora poco denunciato e/o documentato. Molte donne non hanno la consapevolezza di essere vittime di un abuso, altre non denunciano per paura perché minacciate, per proteggere e difendere se stesse e i propri figli, per la frustrazione e l’umiliazione di essere picchiate, abusate proprio dalla persona con cui hanno pensato di avere un rapporto d’amore. La violenza alle donne non è una questione di ordine pubblico, è un problema storico e culturale. E’ la manifestazione di  una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna, che ha portato al dominio dell’uno e  all’oppressione dell’altra. Per queste ragioni la violenza, in particolare quella domestica, è ancor oggi un fenomeno molto sommerso, nascosto, occultato che troppo spesso sta sfociando in quello che noi chiamiamo: FEMMINICIDIO!

Perché scegliere il 25 Novembre?

La scelta del 25  novembre  viene fatta  a Bogotà nel 1980, dove si tiene il primo Incontro femminista internazionale. Le partecipanti accettano la proposta della delegazione Dominicana di rendere omaggio alle sorelle Mirabal brutalmente assassinate il 25 novembre del 1960 per ordine del dittatore Trujillo.

sorellemirabal1Chi erano le sorelle Mirabal e perché furono assassinate?

Le sorelle Mirabal nacquero a Ojo, nella Repubblica Dominicana, da una famiglia benestante, erano quattro: PatriaMaria TeresaMinerva e Belgica Adele, vivente. Vissero la loro gioventù negli anni della dittatura trujillista, una delle più severe dell’America Latina. Questo tirannico e brutale ambiente politico e sociale, risvegliò molto presto le loro coscienze sulla necessità di libertà e rispetto dei diritti delle donne domenicane. Quando Trujillo salì al potere, la loro famiglia (come molte altre nel paese) perse quasi totalmente i propri beni, prima nazionalizzati, poi incamerati direttamente dal dittatore nei suoi beni privati. In questo modo, le sorelle Mirabal -Patria, Maria Teresa e Minerva- incarnano negli anni 50, la passione per la libertà e il valore, impegnandosi con decisione nei confronti della lotta contro il governo trujillista.

La ribellione e l’impegno di queste tre giovani donne di fronte alle atrocità del regime, prende via con la costituzione nel 1960 del Movimento 14  Giugno, sotto la direzione di Manolo Travares Justo (marito di Minerva), dove usarono come nome in codice  Las Mariposas (Le Farfalle).

Questo gruppo politico clandestino, si espanse in tutto il paese, venne strutturato attraverso nuclei i quali combatterono la dittatura. Nel gennaio del 1960, il movimento venne scoperto dalla polizia segreta di Trujillo e i membri del movimento vennero perseguitati e incarcerati, tra cui le sorelle Mirabal e i loro mariti. Le sorelle vennero liberate alcuni mesi dopo grazie alla pressione internazionale, ma i loro coniugi restarono reclusi. Il 25 novembre 1960, le sorelle Mirabal, andarono a fare visita ai mariti, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata.  Le tre donne caddero in un’imboscata degli agenti del servizio segreto militare. Portate in una piantagione di canna di zucchero vennero massacrate, bastonate e strangolate, i loro corpi vennero poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando che venne fatto precipitare per un dirupo per simulare un incidente .

L’assassinio delle sorelle Mirabal provocò grandissima commozione in tutto il paese; la terribile notizia si diffuse come polvere, nonostante la censura, risvegliando l’indignazione popolare.  La dittatura di Trujillo finì l’anno dopo con l’assassinio del dittatore.

La sorella sopravvissuta, Belgica Adele detta Dedé, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani. Per sopportare il dolore, il senso di colpa per essere sopravvissuta alle amatissime sorelle, diventa custode della loro memoria; nel marzo del 1999 pubblica un libro Vivas in su jardinSopravvissi per raccontare la loro vita.

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