Relazioni tecnologiche.

Oggi ero in un locale e mi guardavo attorno. Seduti proprio accanto a me c’erano un ragazzo e una ragazza, lei guardava lo schermo di un iPhone e parlava a scatti con il ragazzo, che a sua volta era impegnato con il suo smartphone a giocare o probabilmente aggiornare la home di facebook. Zero comunicazione. Proprio davanti a me c’era una tavolata di ragazzi, saranno stati una quindicina, tutti con il cellulare sul tavolo e la maggior parte controllava se aveva ricevuto messaggi ogni 5 minuti.

Due amiche che non si guardano nemmeno negli occhi  e restano incollate ad uno schermo. Gente che non si scambia più sguardi e sorrisi ma soltanto messaggi. E tra questa gente ci sono anch’io che scrivo le mie emozioni su un blog perchè ho dannatamente paura di affrontare la realtà, che sono schiava di un telefono, che rido quando ricevo sms simpatici e mi arrabbio con uno schermo quando aspetto un messaggio che tarda ad arrivare.

6 giovani su 10 pensano che la tecnologia migliori le relazioni, eppure nei posti di lavoro o di studio, noi giovani, giriamo spesso con le auricolari nelle orecchie, camminiamo per strada con gli occhi incollati al piccolo schermo del nostro touch screen mentre camminiamo per l’Università o per il paese. Siamo vicini ma ognuno rinchiuso nella propria bolla.

Sapete una cosa? Che sono stanca di whatsapp, sono stanca di facebook, di twitter e di tutta la tecnologia.
Sono stanca degli smile sterili, delle reazioni soffocate in un freddo e distaccato ‘OK’, sono stanca di scrivere e cancellare un messaggio mille volte perché non mi sembra scritto bene, sono stanca di sorridere davanti a uno schermo.

Sono stanca perché nessuno smile potrebbe render giustizia al tuo meraviglioso sorriso, sono stanca perché a forza di ‘ahahah’ dimenticherò la tua risata. Sono stanca perché voglio silenzi veri, non un “visualizzato alle” su uno schermo. Sono stanca perché i sentimenti non entrano in 140 caratteri. Sono stanca perché il t9 sbaglia la metà delle parole che vorremmo dire. Sono stanca perché i mi piace ad una foto, non saranno mai come un ‘sei bellissima!”. Sono stanca perché le relazioni non si rafforzano con post in bacheca. Sono stanca perchè i cuori non sostituiscono un abbraccio. Sono stanca perché dovremmo vivere la vita vera, potremmo essere spontanei,e invece? Sto scrivendo questa cosa proprio su un anonimo blog che pochi leggeranno.

Siamo legati troppo alla tecnologia, quando io ho fretto, voglio un abbraccio e un sorriso dal vivo, non uno stupido cuore colorato su whatsapp. Quando mi sento sola, non me ne faccio nulla di una persona che mi scrive “Mi manchi!” ho bisogno di qualcuno che suoni alla porta di casa mia con al voglia di stare con me.

Siamo la società in cui se sei su un autobus e ci sono due posti, uno isolato e uno affianco ad un’altra persona, ti metti in quello da solo, con due cuffie nelle orecchie. La società in cui contano di più i “mi piace” su Facebook che le relazioni vere. La società in cui l’affetto che provi per una persona è dimostrato in base a come l’hai salvato in rubrica, o da quanti cuori mandi nei messaggi.

Siamo la società che tutto sommato ignora la realtà. Siamo la società più avanzata, che sta arretrando sempre di più. La società che si dispera per uno schermo del cellulare rotto, e che quando distrugge il prossimo nemmeno se ne accorge.

Però dannazione perchè siamo diventati così tristi?

Davvero frugare tra le notizie di facebook è diventato meglio di un sano scambio di parole?

Davvero preferiamo parlare attraverso uno schermo anzichè uscire a prendere un caffè anche se fuori piove?

Davvero preferiamo un cuore colorato su what’s app piuttosto che un abbraccio dalla persona che amiamo?

Consiglio musicale del giorno:

IL GENIO – AMORE DI MASSA

ANNO: 2013

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26 pensieri su “Relazioni tecnologiche.

  1. purtroppo a quanto pare è così… abbiamo trasformato la nostra vita in un reality, dove tutti devono sapere tutto e viceversa. certo è bello eliminare le distanza, ma quando questo sono pari a ZERO noi ne creiamo altre, mentali però.
    peccato che più si andrà avanti e le cose diventeranno sempre peggio…

    hydor·

      • “dobbiamo fare qualcosa”
        ma quel qualcosa consiste in? pensaci, non esistono processi che comportano regressione del nostro stato.
        ormai è innestato nel nostro essere, pensaci, ti priveresti di uno dei tuoi sensi? e tu mi dirai “cosa centra? io non posso viverci senza” ed invece tutto questo fa proprio parte di noi, è come mettere un “+” alla nostra vista o al nostro udito, qualcosa che ci permette di andare oltre, perchè privarsene?
        il problema è l’educazione che non esiste, ci hanno mollato in mano tutto questo e noi ne abbiamo fatto un uso sbagliato, completamente sbagliato.

  2. In questi mesi di ritiro (volontario) forzato dalla vita vera, lo schermo del pc e il telefono mi hanno aiutato a sentire vicine le persone che amo che sono lontane,ma quando sono con loro,tranne se non sto aspettando una telefonata da Di Caprio,il resto del mondo non esiste!
    Hai ragione,avremmo bisogno di abbracci,mani strette e sorrisi,ma anche lacrime vere,perché stiamo diventando vuoti…

    • Certo! Poi la tecnologia ha i suoi lati positivi, mentre ero in Burundi quest’estate il fatto di poter chiamare a casa per avvisare che stavo bene mi faceva sentire al settimo cielo! Però purtroppo con la “comodità” delle parole scritte su uno schermo ci stimo dimenticando cosa vuol dire amare.

  3. Hai proprio ragione. Aspetta, devo aggiornare su facebook: “Sto dando ragione su un blog”. Ecco, ora magari immortalo anche il momento con Instagram, sorridete! Aspettate che vi taggo…Ecco, uno spaccato della vita serale odierna

    • Giorni fa ho letto un post su Facebook di Pieraccioni in cui parlava di un suo intervento sul nuovo film. C’è una foto allegata al post e tutti ridono…. Tranne una signora che con il cellulare in mano è intentata a fare un video! Io mi chiedo: meglio ridere a crepapelle al momento o filmare tutto e ridere, sicuramente in maniera meno spontanea, a casa da sola? La tecnologia ci ha rovinato anche questi momenti! Siamo tutti così intenti ad immortalare ogni cosa che facciamo!

  4. “La società che si dispera per uno schermo del cellulare rotto, e che quando distrugge il prossimo nemmeno se ne accorge.” ..quanta verità, Marti! NIENTE è come un abbraccio, un bacio, una carezza LIVE. Perchè siamo diventati così tristi? perchè è più semplice che andare a cercarci la felicità (quella vera, penso) riallacciando faccia a faccia un rapporto che sta scemando con un’amica o un amico, avendo il coraggio di attaccare bottone con il ragazzo che ci piace..

  5. Giustissime osservazioni! Senza considerare l’uso della tecnologia in ambito lavorativo, i gruppi whattsapp che non sono altro che forme di controllo dei dipendenti, neanche Orwell l’avrebbe immaginato

  6. “Siamo la società in cui se sei su un autobus e ci sono due posti, uno isolato e uno affianco ad un’altra persona, ti metti in quello da solo, con due cuffie nelle orecchie.” Niente di più vero Marti, appena finiamo di studiare andiamo a mangiare tutti insieme (perché sì, io e la Marti possiamo benissimo uscire insieme perché abitiamo a poca distanza, so che state tutti a rosicà!), cellulari spenti, ovvio 🙂

  7. Condivido i tuoi pensieri. I mezzi di comunicazione possono espandere i confini, ma a volte gli unici che realmente si allargano sono quelli della solitudine. Qual è il senso di uscire con qualcuno se poi non lo si considera e si passa il tempo attaccati a uno stupido cellulare? Per dire appunto la prima al volo…Insomma, si predilige più la quantità che la qualità della parola e dello stesso rapporto. Chissà cosa succederebbe in un eventuale blackout tecnologico 😉
    Un saluto!

  8. Una volta vidi una comitiva di ragazzi seduti al tavolo di un ristorante, ognuno di loro era immerso nel proprio cellulare e poi c’era il genio: aveva proprio portato il suo tablet e lo aveva posizionato avanti a lui sul leggio.
    Mi sono sentita soffocare. Non so perché ma è stata la prima sensazione che ho provato. Ho avuto paura che un giorno sarò circondata totalmente da persone così.
    Da quel momento, se sono a tavola o semplicemente a spasso, vieto categoricamente ai miei amici di controllare il telefono per motivi che non siano telefonare o inviare un sms utile.

    “Siamo la società in cui contano di più i “mi piace” su Facebook che le relazioni vere”

  9. Sai,è facile uscire fuori da questa situazione. Basta un sorriso, basta osare sedersi in quel posto per metà occupato. Sembrano gesti estremi, oggigiorno, ma credimi che quando qualcuno riceve un sorriso, lo ricambia. E un ‘buongiorno’ può rendere la giornata di qualcuno migliore. Io amo la tecnologia, in tempi in cui stando lontana da casa l’unico mezzo di comunicazione erano le lettere e le cabine telefoniche, ora poter vedere le persone care in viedochat è come una magia. Ma tutto sta nel saper dosare. Al bar, in pizzeria, il mio telefono sta in borsa, e quando parlo con qualcuno lo guardo fisso negli occhi sicura che potrà trasmettermi qualcosa anche senza parole.
    Abbi fiducia.

  10. Pingback: “L’amore è una sorta di follia socialmente accettata”…ovvero…riflessioni su “Her” di Spike Jonze…e sull’amore… | CineClan

  11. È la prima volta che ti leggo, ma credo che andremo proprio d’accordo. Condivido quanto hai detto e ti posso dire che io cerco semplicemente di ridurre questa tecnologia che mi sommerge. Cerco in qualche modo di rimanere a galla. Capiamoci, la uso e mi piace, ma solo finché è utile. Anche io vado a Milano in treno… e posso dirti che è divertente aprire un libro mentre tutti, giovani e non, si perdono nel loro mondo digitale. Oppure starsene anche solo lì a guardarli, e spesso qualcuno è come me, e nostri sguardi curiosi si incontrano, e a volte capita anche che si inizi a conversare. È un modo diverso di vivere la stessa realtà comune. 😉

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