Il mio cuore è con voi <3

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Oggi mi sono arrivate via mail delle notizie parecchio spiacevoli.
In Burundi, dove ho passato la mia estate (non so tutti lo sapete!), c’è stata una forte alluvione non ostante questo dovrebbe essere un periodo secco.
Le piogge non vogliono smettere, le case sono distrutte e la gente muore.
Io sono qui, ogni giorno aspetto delle notizie dall’Africa e il mio cuore è là, spero che tutte le persone che ho avuto la fortuna di conoscere stiamo bene.
Questa è la testimonianza di un volontario che alloggia presso il Centro Kamenge dei Padri Saveriani a Buja, dove sono stata in visita.

“Sono le 21,30 di domenica sera 9 febbraio, mi trovo al Centro Jeunes Kamenge, dove alloggio dal mese di dicembre. Dovrebbe essere la stagione secca in Burundi e invece iniziano i tuoni e i fulmini. La pioggia diventa sempre più forte ma non c’è luce elettrica e dunque abbiamo il gruppo elettrogeno acceso. Io non sento nulla se non i tuoni. Poi la luce ritorna e sento il rumore dell’acqua che scorre sotto le mie finestre e le urla della gente. Mi alzo, guardo, e c’ è un fiume di fango che scende verso di noi.
Ha invaso il Centro Jeunes Kamenge e ora sta per entrare in casa. L’acqua aumenta e il muro di cinta dietro la casa le impedisce di defluire così tutti corrono a cercare di fare il possibile sotto una pioggia che non smette mai. Con delle piccole scope si cerca di ostacolare l’entrata dell’acqua dalla porta di casa. Non abbiamo sacchi di sabbia per proteggere le porte. Se l’acqua arriva al gruppo elettrogeno è la fine.
Finalmente si riesce a forare il muro, piano piano l’acqua si abbassa e cominciamo a lavorare per liberare i canali di scolo.
Dal quartiere è arrivato di tutto, perfino la verdura del mercato. Tra il fango raccogliamo le verze che erano esposte sui banchi del mercato di Kamenge nel pomeriggio. Ma non arrivano solo cavoli, arrivano verso di noi anche alberi, banchi della scuola vicina, pezzi di case.
Poi la pioggia diminuisce e si cerca di pulire quello che è arrivato con l’acqua. Si cerca di fare presto. Domani si trasformerà in argilla, dura come quella che serve per costruire le case.
I giovani lavorano, Claudio mantiene la forza e la calma per organizzare. Arriva Guillaume, uno dei responsabili del Centro che abita nel quartiere di Kamenge, per vedere come stiamo, per aiutare. Arriva a piedi, in mezzo all’acqua e al fango.
Da Carama mi giungono notizie che l’acqua è entrata anche nel Centro Maison Parma. E’ entrata tanta acqua, ed ha invaso i locali in cui viene stoccato il riso. Poi è riuscita a defluire. Ma anche là i problemi sono tanti.
E’ ancora notte, e si lavora fino a tardi senza sapere cosa è successo veramente intorno a noi. Tutti restano a dormire al Centro, non è pensabile per i giovani tornare nelle loro case dei quartieri.
Al mattino la situazione è chiara.
Non tutta la città é stata colpita ma i quartieri nord sì. I soliti quartieri nord, tra i più poveri al mondo. E anche le colline delle zone rurali, le case dei contadini nella periferia della città. Un fiume di acqua, fango e detriti è franato dalle colline sulle rive del fiume Nyabagere travolgendo una parte dei quartieri di Kamenge, Cibitoke e Buterere. A Kinama la strada Carama Muzinda è completamente allagata e chiusa. Molte zone sono state invase da una grande quantità d’acqua e da grossi alberi di palma da olio provenienti dalla piccola riviera Gasenyu e dalla grande riviera Gicoma, proprio dietro il Centro Maison Parma.
La gente è stata portata via da un fiume di fango insieme alle proprie case di argilla rossa. Non sappiamo esattamente quante persone. Nove sono fino a questa mattina, lunedì 10 febbraio, i cadaveri di bambini non identificati ritrovati nei canali di scolo verso Gatunguro e Kinama-Kanga.
Mentre le case di fango cotto al sole, ora, sono tornate fango e là tante persone sono disperse insieme alle loro povere cose.
Lo so che qui siamo troppo poveri perchè qualcuno si occupi realmente di noi. La troppa povertà fa paura.
Ma noi siamo qui, nei quartieri nord di Bujumbura, il Centro Jeunes Kamenge e Maison Parma.
Noi siamo qui e, nonostante la nostra povertà faccia paura a tanti, resistiamo contro tutto.
Qui la morte dei bambini portati via come fuscelli sulle porte delle loro case ci fa male, molto male, ma siamo abituati all’indifferenza e così, scalzi, iniziamo a spalare il fango per poter ricominciare a costruire, domani, i mattoni.”

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