Attenzione: Viaggi Mentali in caduta libera

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2.20. sono sveglia nel letto e guardo il soffitto. Penso. Ferma in silenzio. Sento il lento scorrere del tempo scandito dalle lancette del orologio “tic-tac” vorrei fermarle, quando senti il tempo scorrere via da te, ti rendi conto di quanto è prezioso e di quanto è facile perderlo.
Spesso, oserei dire fin troppo, gli Smiths tornano nella mia vita, portando con loro un messaggio diverso. Perché le canzoni cambiano col cambiare di chi le ascolta, di chi se le porta dentro.
Anche se ormai non riesco più ad ascoltarli con totale serenità, dal momento che ai primi accordi nel mio cervello si apre una fastidiosissima finestra pop-up con il volte di quella dama dai facili costumi (per usare termini ricercati) di Sole Finn, gli Smiths non hanno mai smesso di farmi emozionare.
MA, c’è un MA. E non di quelli piccoli, che nascondi sotto il tappeto ed è tutto a posto. E’ un MA di tutto rispetto, un signor MA.
Per la prima volta forse, ascoltandola una notte uggiosa di qualche settimana fa, mi sono posta qualche domanda in più. “Let me get what I want” canta l’amato Morrissey, “Lord knows it would be the first time”. Lasciami avere ciò che voglio, dopo una vita di stenti. Sarebbe la prima volta. Per favore.
E se io avessi la possibilità di avere ciò che voglio, cosa chiederei? Cos’è che voglio veramente? Ciò di cui non posso fare a meno, ciò di cui ho bisogno, anche se forse non lo ammetto? I bisogni cambiano, le esperienze ci segnano, e ciò per cui abbiamo lottato, una volta ottenuto o non ci soddisfa o , dandolo per scontato, finiamo per perderlo.
Forse, e dico forse, ciò di cui ho realmente bisogno è la fottuta felicità estrema,
E qui iniziano i miei viaggi mentali sulla felicità…
Ho sempre pensato che i viaggi migliori non siamo quelli dei grandi quadri e dei monumenti, delle città d’arte o delle statue che per anni e anni ho studiato sul mio libro di storia dell’arte.
I viaggi migliori sono quelli che si fanno seduti in macchina, sul pullman o sulle panchine della stazione mentre stanca aspetto il treno. Quelli dello sguardo fisso nel vuoto, con le cuffie nelle orecchie e la musica di sottofondo. Quelli degli occhi pieni d’amore e dei sorrisi senza motivo. Quelli dell’illusione, della speranza, dell’ingenuità. 
I viaggi migliori sono quelli che si fanno stando seduti, immobili, con la mente altrove, che vaga arrivando in posti lontani, lontani da tutto e da tutti. 
A volte ti ritrovi senza accorgertene in mezzo ad immensi prati fioriti, su una spiaggia a guardare il mare d’inverno o in lunghi viali alberati e solitari. A volte immagini conversazioni che non avresti mai avuto il coraggio di fare nella tua vita, immagini risposte geniali a domande che ti sono già state poste e pensi a cosa vorresti sentirsi dire dalla persona a cui tieni di più al mondo. 
Ma la maggior parte delle volte, la mente vagando arriva lì. Sì, proprio
Lì, nell’unico luogo in cui desideri realmente stare: tra le braccia di colui a cui vuoi davvero bene e senza il quale in questo momento non puoi stare. E allora lasci che i pensieri ti trasportino lontano dall’infelicità che ti circonda, lontano dalla realtà, lontano dalla gente, da tutto quel rumore. Lontano. E stai li, fermo, immobile protetto da quell’abbraccio immaginario.
I viaggi migliori sono quelli forse un pò nostalgici ma comunque… stracolmi d’amore.

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