Si può dare senza amare, ma non si può mai amare senza dare.

Ho un ricordo nella testa, è un po’ vago.

Ero piccola, forse sui quattro anni, mi rivedo seduta su una piccola seggiolina di vimini davanti al camino a casa della mia nonna. Lei aveva indosso quei suoi buffi occhiali spessi e grossi che le servivano per leggere. Le piaceva raccontarmi una storia, quasi una leggenda, che si tramandava da generazioni.

Una bambina, che lei chiamava a volte Anna e altre volte Teresa, abitava in una grande corte con tante famiglie. Un giorno, mentre la mamma apparecchiava la tavola davanti all’uscio di casa e mescolava la polenta con forza, questa bambina, che per ora chiameremo Anna, continuava a guardare la casa dei vicini. Si vedeva sempre luce alla finestra, ma tutto era silenzioso; il padre, che tutti aspettavano, non doveva essere ancora tornato col suo regalo misterioso.

Anna rientrava in casa per la cena, ma quando fu sazia, ripensò ai suoi vicini di casa: che mai accadeva da loro? E il padre era tornato col dono? Una curiosità invincibile la spingeva ancora nel cortile, ad avvicinarsi alla porta e spiare. Del resto la porticina era socchiusa: Guardò all’interno e vide che il padre era tornato! Ma il regalo comprato da lui, dov’era?

– Vieni Anna, entra pure! – gli disse l’uomo, quasi leggendole nel pensiero. Anna entrò, salì la scaletta di legno, e nella cameretta su vide un canestro. E dentro il canestro, fra pannolini caldi, stava un bambino appena nato, un bel bambino rosso, con due riccioli sulle tempie e gli occhi già aperti.

Ricordo anche con non riuscivo mai a capire il motivo di tanta attesa, perchè tutta la famiglia aspettava un dono ma alla fine arriva solo un bambino, che regalo è? I regali per me erano delle meravigliose Barbie con i capelli lunghi biondi, altro che marmocchi strillanti!!

Il senso della nostra esistenza supera il tempo della vita. La condanna degli esseri mortali, o forse il loro dono, è questo: bisogna vivere senza capire.

Guerre del Mondo Emerso – Licia Troisi

Per anni ho vissuto sempre comprendere realmente questa storia finchè non ho capito che difficilmente si diventa una persona generosa da soli: la generosità è una cosa che si impara. Da bambina, non riuscivo a capire l’importanza del dono della vita, dell’attesa di un incontro speciale, della gratuità dello scambio reciproco.

È così che, in un mercoledì del mese di luglio 2007, lessi la storia di Barbara Bunnell, una donna anzi, la prima persona a ricevere un rene grazie ad una catena di generosità e di scambio totalmente disinteressato… pazzesco!

Dopo che il primo donatore regalò il suo rene a Barb, Ron Bunnell, il marito di Barb, darà un suo rene ad Angela Heckman; poi la madre di Angela darà un suo rene a qualcun altro ancora, e così via, in una catena continua che aiuterà altre sette persone.

All’inizio di questa catena c’è un giovane uomo, Matt Jones, che accetta di donare un rene “senza perché”; cioè non per salvare dalla dialisi una persona cara, ma solo per la gioia di aiutare sconosciuti.

Mi sono interrogata più volte dopo aver letto questa storia, ma io sarei capace? Se mi chiedessero di donare una parte di me a mio fratello non dovrei neanche pensarci ma ad uno sconosciuto? Avrei questa forza?

C’è qualcosa di assurdo e di incredibile nel principio di scambio, spesso anche i bambini squadrano diffidenti le persone che vogliono far loro un dono, come se il regalo non fosse che un trucco per vendere loro spazzole o sapone. Ma in compenso siamo tutti bravi a fare la CARITA’, quella forma di beneficenza amministrata, che tampona, apparentemente, le ferite visibili della società. Spesso la persona bisognosa di aiuto viene trattata come un oggetto, non ci si rende conto che forse le persone hanno bisogno di scambio reciproco, di amicizia e di fiducia ancor prima che di vestiti, cibo e un letto su cui dormire.

Oggi si «dona» con un sms una briciola a quelli che i mass media ci indicano come soggetti – lontani! – per i quali vale la pena provare emozioni. Il bambino nero che piange in braccio alla mamma e  il Kenyota denutrito con la pancia gonfia. Questa può essere chiamata Carita’? Si può fare carità senza un INCONTRO? Senza uno SCAMBIO? Senza un DONO VERO? Qui si banalizza il concetto di dono, viene stravolto totalmente.

E alla fine secondo me, la colpa è della Rete, promuove la diffusione di una nuova cultura del dono, dello scambio reciproco, se così si può chiamare. Un dono rinchiuso dentro alla schermo di un iPhone o di un computer. Si costruiscono legami sempre più freddi e non si trova più il coraggio di VIVERE EMOZIONI. Sopravviviamo tutti, cerchiamo supporto tramite messaggi What’s App di persone che vorremmo avere accanto in quel momento, vorremmo sentire il loro profumo e la loro mano calda che ci stringe e la loro voce che ci sussurra: “Andrà tutto bene!”.

INVECE NO.

Viviamo con l’ansia della spunta blu e il dono più grande che possiamo ricevere è un messaggio di risposta che arriva sempre troppo tardi.

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4 pensieri su “Si può dare senza amare, ma non si può mai amare senza dare.

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