La Pazza Gioia: ritratti di disperazione e di folle ricerca di una gioia impossibile

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Ieri sono stata al primo incontro della rassegna cinematografica che propone il Cinema Teatro Dante di Castellanza. Il film d’introduzione era La Pazza Gioia di Virzì.

La capacità di Virzì di dipingere ritratti estremamente realistici, comici ma allo stesso tempo commoventi di personaggi diversissimi tra loro e eccezionalmente caratterizzati, riesce sempre a stupirmi. Ma che fosse un genio… lo si sapeva già!

Ma in questo film ci sbatte in faccia la realtà di due donne meravigliosamente travagliate che si conoscono in una comunità terapeutica, apparentemente nulla le accomuna ma in realtà hanno alle spalle una tremenda storia di sfruttamento e abbandono.

Due splendidi ritratti di follia e disperazione, di mancanza di limiti, di folle ricerca di una gioia impossibile che poi, paradossalmente, proprio grazie a quella follia che rifiuta ogni limite, sembra diventare possibile.

Ho sempre amato le persone e quando guardo un film con dei personaggio così caratterizzati adoro soffermarmi sulle caratteristiche e sui particolari più minuziosi. Ecco, questo è quello che cercherò di fare ora. Cercherò di farvi amare queste due donne tanto quanto (o forse quasi!) le amo io.

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La prima è Beatrice, magistralmente interpretata da Valeria Bruni Tedeschi che avevamo già incontrato ne “Il Capitale Umano” sempre di Virzì. Lei è letteralmente incontenibile. Si sente in dovere di giudicare tutto e tutti senza preoccuparsi delle emozioni degli altri, non smette mai di parlare, si sente in pieno diritto di violare ogni tipo di norme e regole, si sente al di sopra degli altri. Però aimè, è anche molto intelligente e grazie a questo riesce a manipolare chiunque con estrema facilità. C’è una scena molto rappresentativa in cui riesce a far credere alla famiglia adottiva del piccolo Elia (figlio di Donatella) di essere una psicologa o la scena meravigliosa in cui accoglie Donatella in comunità fingendo di essere la dottoressa. Perchè è così, i folli credono così ciecamente in ciò che dicono, oppure sono così motivati a mentire, spinti da un bisogno impellente e patologico, che saremmo portati a creder loro, se poi non ci fosse la realtà a smascherare le loro balle!

Beatrice è in grado di rigirare norme e persone a beneficio suo o di chi decide di favorire. Qui esce un aspetto fondamentale della sua patologia: il legame delirante e distruttivo con un uomo che l’ha sfruttata e rovinata, ma che lei continua a cercare insistentemente. 

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Donatella è il mio grande amore, interpretata da Micaela Ramazzotti. Dannazione, probabilmente Donatella è riuscita a sbattermi in faccia dei ricordi dai quali inconsciamente mi nascondo. Una delicata fragilità, vorrebbe essere quasi invisibile invece viene osservata da loro.

Loro. I servizi sociali. Loro. I dottori. Loro lo sapevano, sapevano tutto. Che piangevo, che ho sempre pianto, che piangevo per la scuola, che piangevo per i compiti. Ho sempre pianto. Sono nata triste. Depressione maggiore, hanno detto. E allora curami no? Invece che curarmi che fai, mi togli Elia?

Ha paura Donatella Morelli e ha ragione. Ha ragione perchè tutto quello che esiste al di fuori della comunità di Villa Biondi fa male. Ma lei decide di scappare lo stesso. Sì, lei scappa perché ha un unico scopo un unico obiettivo un pensiero fisso ed è trovare il modo di vedere Elia, suo figlio.

Donatella ha sempre lo sguardo basso, le spalle incassate e i capelli davanti alla faccia. Però trova la forza di scappare, di cercare nella sua terribile vita l’unica cosa bella che ha, Elia. Quel figlio che ora è lontano da lei, in affido.

Risultati immagini per la pazza gioia fotogrammiNon voglio fare una lettura femminista del film, quella scontata che ho letto in tante recensioni in cui si dice che una cosa che accomuna le due protagoniste è proprio l’essersi rovinate la vita a causa di uomini che le hanno sfruttate e abbandonate. Non solo i rispettivi amanti, ma anche il padre stesso di Donatella, che l’ha abbandonata da piccola e che lei continua a idealizzare e a cercare. NO. Mi rifiuto. 

In questo film c’è ben altro!!!!! Il dolore che hanno dentro arriva da un’infanzia di abbandono, di solitudine profonda e si racchiude tutto nella battuta “Io sono nata triste”.

“Ci diamo alla pazza gioia”, dice Beatrice dopo essere scappata insieme a Donatella. Eppure le due donne finisco per passare due giorni d’infernale ritorno al passato, di parenti schifosi e di uomini ancora più schifosi. Sballottate in un mondo esterno che preferisce guardare da un’altra parte, infastidito, imbarazzato, a volte meschino e crudele.

A Virzì il grande merito di aver raccontato e descritto in modo esemplare ne La pazza gioia, di aver dato un volto umano a quelli che sono di solito percepiti solo come “mostri”, privi di umanità, esseri alieni con i quali non si può comunicare. Eppure io sono estremamente convinta che  in ognuno di noi ci sia una dose di sofferenza con cui fare i conti e un briciolo di pazzia.

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