Io e Melkisedek ci siamo scelti.

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Io e Melkisedek ci siamo scelti.
Non ci siamo nemmeno cercati, siamo inciampati l’uno nella vita dell’altra. E’ andata veramente così.
1000 bambini africani sul sagrato di una chiesa e 5 Abazungu più bianchi che mai, in un piccolo villaggio accoccolato sulle colline del Burundi.
Stiamo giocando a “Sparviero!” che all’occorrenza si è trasformato in “Ghenda!” che significa semplicemente “VIA!” perchè in Africa urlare ad alta voce il nome di un uccellaccio feroce può destare terrore in tutto il villaggio.
All’urlo di uno dei miei compagni di viaggio, i 1000 bambini iniziano a correre a perdifiato verso di noi, poveri Abazungu in mezzo al campo. E lì, in quell’istante, lo vedo. Disteso a terra con decine di bambini che ignari di tutto continuavano a correre sopra di lui tentando di scappare dai malefici bianchi.
Basta mezzo secondo, mi lancio come un pesce contro corrente nel campo da gioco e lo raccolgo. Era pieno di terra rossa ovunque con qualche graffio qui e là.
Lo guardo preoccupata: “Amakuru Maki?”.
Mi sorride, mi fa una pernacchia e scappa dall’altra parte del campo zompettando vittorioso.
In quell’istante preciso, ci siamo scelti. Abbiamo deciso di essere parte l’uno della vita dell’altra per sempre.

Ogni giorno alle 15.00 precise, lui si sedeva fuori dalla nostra casetta e mi aspettava. In un angolino, nascosto. Mi sedevo accanto a lui e dentro me maledicevo me stessa per non aver imparato il Kirundi. Lui metteva la testa sul mio petto ascoltava il mio cuore, come se volesse assicurarsi che nonostante il colore della mia pelle, amavo nello stesso suo modo. Poi trovammo una lingua comune, non avevamo bisogno di parole, i gesti e i sorrisi erano in grado di esprimere emozioni che nessuna lingua al mondo sarebbe stata in grado di tradurre.
Ci facevamo una gran quantità di solletici, Melkisedek passava le ore ad accarezzarmi i capelli e ad arruffarli, passeggiavamo mano per mano per chilometri e chilomentri senza sentire la stanchezza, lui con i piedi nudi, io con la felicità nel cuore.

Chi ti sceglie, corre il rischio di saltare ad occhi chiusi nella tua vita. Una vita che non gli appartiene.
Ad essere scelti, non ci si abitua mai. Io poi, che giro che il senso di inadeguatezza nella borsa mentre cerco di mettere insieme alcuni pezzi di me stessa, che con il tempo trovo e perdo per strada.

E Melkisedek lo sapeva che sarei andata via e anche io lo sapevo: è qui che comincia il viaggio, da qui partiva il mio giorno in burundi, da quella maledetta sicurezza di incontrare volti, cuori, sorrisi che non avrei mai più rivisto.
Ma il giorno in cui ho salutato Melkisedek è stato diverso, abbiamo danzato per ore, ci siamo fatti il solletico guardando il mio primo e unico tramonto africano, celebrando la mia partenza con una risata, non so il perché, so solo che andrò via, ma con una grande promessa nel cuore: non dimenticare!!!

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