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Non si può avere un trailer del 2016? Giusto per capire se ha ragione Paolo Fox a dire che per i Pesci sarà un anno terribile. 
Che poi non comincia nulla e non finisce nulla. È solo la vita che sconfina in un nuovo anno, ma lei ancora non la sa. 
Sa solo che ci sono desideri, che come verbi, vanno coniugati al passato e altri testardamente al futuro. 
Sa solo che l’anno nuovo è un’occasione per continuare a costruire se stessi, magari inseguendo un sogno nuovo, che magari non è destino che si avveri, ma l’importante è che esista!
E poi la vita sa che il tempo non finisce, c’è sempre un anno tutto nuovo dietro l’angolo e sa meglio di noi che il futuro esiste davvero, come la legge di gravità. 
Nell’ultimo giorno del 2015 concediti del tempo per fare qualcosa che hai accantonato da tempo, non un dovere, ma una cosa che ti rende felice, che ti fa sentire vivo, che ti fa brillare. Qualche che ti piace davvero. 
Può essere qualsiasi cosa. 
Non deve essere una cosa eccezionale per il mondo, deve essere eccezionale per te.
E poi condividila, con chi ami, o con chi non conosci neppure, regalala al mondo intero, in qualsiasi modo, non importa come, e poi lascia che le persone che l’hanno accolta ti regalino le loro emozioni, ti arricchiranno. 
Ama quello che fai, con passione viscerale, con sfrenata gioia, è qualcosa di contagioso e chi ti osserverà ne rimarrà incantato.
Divertiti, sogna, emozionati.
Non aver paura di essere te stesso, sei un essere unico e speciale che può brillare come una gemma al sole, brilla!
Lascia che la luce che ami catturare nelle tue fotografie entri un po’ anche dentro di te, gli altri se ne accorgeranno. 
Buon anno nuovo! 

Emozioni Danesi. Vivi hyggelig e sii felice!

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Quando cade la pioggia a Copenaghen sembra che suoni. Le goccioline finissime e impercettibili, sembrano quasi tanti piccoli cristalli che si infrangono sui ciottoli e fanno uno strano rumore che sembra quasi neve. Neanche la pioggia fa rumore a Copenaghen.

Incredibilmente nessuno corre a ripararsi sotto e tettoie dei palazzi, che nel frattempo si sono colorati di una luce così particolare che è impossibile da descrivere, tutti continuano a camminare tranquilli come se nulla stesse succedendo. Si mettono il cappuccio e sorridono.

Massì, perchè se c’è una cosa che ho capito è che i danesi amano rendere tutto “hyggelig”, che non so bene come si traduce letteralmente ma a me piace definirla LIETEZZA. Lo so, lo so che forse nel vocabolario italiano non esiste ma rende bene l’idea. I danesi riescono a “Lietificare” ogni cosa. Diciamo che, in ogni esperienza che si fa a Copenaghen, c’è sempre quella specie di calma interiore che assomiglia alla sensazione meravigliosa di stare seduti davanti ad un camino con un libro meraviglioso e del the. SERENITA’.

E adesso ditemi voi: chi non metterebbe la firma per vivere così?

Ci credo che sono considerati il popolo più felice del mondo, sono ricchi, hanno assistenza sanitaria e istruzione gratis, redditi mozzafiato, verde ovunque e birra… tantissima birra!!! Ah, dimenticavo, lavorano solo fino alle 16.00, poi tutti a casa!

Dunque, se la godono. Bevono e mangiano, s’ingozzano di vin brulè e caramelle. Spendono. Spendono tantissimo.

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Bar e ristoranti sono sempre gremiti di gente (fino alle 21.00 poi chissà dove va la gente, proprio non sono riuscita a spiegarmelo!!) che chiacchiera seduta su lunghi banconi, tutti insieme, senza grandi pretese, la cosa importante è passare del tempo in compagnia.

«Ehi, ti sei parsa? Posso aiutarti io se vuoi!», mi sento chiedere in un inglese mezzo danese. Alzo gli occhi dalla cartina gigantesca e vedo un biondino piuttosto belloccio che mi fissa. Ok, ma perché a Copenaghen siete tutti così fighi? In effetti, i danesi sono attraenti e inconsapevoli di esserlo. Sembra sempre che ci stiano provando, ma non è così…. Triste Verità.

Io era a Vesterbro, l’ex quartiere a luci rosse che è improvvisamente diventato il più alla moda della città. Come ho capito che era un quartiere a luci rosse? Passeggiavo per le vie cercando un ristorante trovato su Trip Advisor, mi guardo attorno e trovo solo sexy shop con commesse mezze scosciate che, avendo finito di lavorare, escono senza preoccuparsi del freddo con minigonne mozzafiato e parrucche, oserei dire, vistose (mi limito a questo aggettivo!).

Solo una volto tornata a casa ho scoperto che  all’Øksnehallen,  fino al ‘900 si macellava ancora il bestiame, ora al suo interno ci sono mostre, rappresentazioni, concerti e sfilate di moda ma passeggiando per il viale alberatosi scorge quel che rimane del macello bianco, ancora in funzione, chiudiamo anche quello?

Poi c’è Tivoli, la quintessenza della “hygge” danese che al suo interno ospita un edificio da nabbabbi, solo 13 stanze, ognuna contiene un caminetto e un paio di Havaianas nell’armadio. Conosco una persona a caso, che apprezzerebbe tantissimo! Eppoi ci sono due ristoranti, un negozio di delicatessen, una cioccolateria, una latteria, una vineria e pure un chiosco di hot dog dove un panino costa 49 corone, cioè 8 euro. Ho letto da qualche parte che il signor Walt Disney, visitò Tivoli e deciso di aprire un parco simile in America…. sì, nacque proprio a Copenaghen l’idea di Disneyland!

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E la Sirenetta? Oh mia amata Sirenetta perchè sei così difficile da scovare? Poi ci credo che sei destinata a soffrire e ad essere preda dei vandali che un giorno ti colorano di rosso, un altro ti coprono con un burqa per protesta e la mattina dopo ti decapitano.

Però qua, in questa città, si corre pure il rischio di innamorarsi. Di una sedia, di un lampadario a forma di carciofo. Oppure di una bionda apparizione. Che, di solito, neanche se la tira.

Si corre il rischio di innamorarsi di un baretto al Nyhavn con le seggioline di vimini e le coperte per permetterti di bere una birra con il vento gelido,

Si rischia di rimanere affascinati delle finestre delle case senza tende, sempre illuminate, sempre pronte a mostrare scorci di vita quotidiana, una mamma che prepara la cena, un bambino che gioca con il suo trenino, due fidanzati che litigano o due anziani che guardano la tv. Tutto così, alla portata di tutti, senza veli e senza censure.

Si rischia di rimanere stupefatti dalla luce del sole che alle 15.00 inizia a calare e permette alle persone di vivere di tramonti mozzafiato, di avere sempre un motivo per finire la giornata in maniera sorprendente.

Si rischia di essere investiti da una bicicletta che viaggia 800 km/h mentre si cerca di attraversare la strada.

Si rischia di sentirsi fuori luogo al ristorante con indosso 2 maglioni di lana, il piumino e 3/4 sciarpe. Sì, perchè attorno a te vedrai solo persone con le maniche corte e i risvoltini ai pantaloni.

Si rischia di desiderare tanto una persona che ti regala dei tulipani coloratissimi, bagnati dalla pioggia, comprati in uno dei meravigliosi mercatini della città.

Si rischia di spendere tutte le ultime Corone Danesi in uno dei 1000 Tiger della città. Come dice la mia amica Giadina, penso proprio che Tiger sia stato inventato per i turisti che devono disfarsi degli ultimi spicci!!

Così mi ritrovo qui, davanti allo schermo di un computer a riguardare le foto che ho scattato, gli attimi che ho immortalato, i volti che inconsapevolmente rimarranno per sempre impressi in una cornice che verrà appena in mezzo alle decine e decine di tramonti della mia stanza.

“Mi sentirei di dirti che il viaggio cambia un uomo
E il punto di partenza sembra ormai così lontano
La meta non è un posto ma è quello che proviamo
E non sappiamo dove né quando ci arriviamo”

Grazie Copenaghen, mi hai dimostrato per l’ennesima volta che il mio modo hyggelig di vivere non smetterà mai di piacermi da impazzire.

A presto ❤

 

 

Mai chiamare errori le emozioni migliori.

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Passeggio al tramonto, dopo una giornata piena di sentimenti contrastanti. Ho le cuffie alle orecchie, il naso ghiacciato e le mani che tengono il guinzaglio del mio fedele amico.

Ooooh…. Some people think they’re always right

Inconfondibile, gli Strokes. YOU ONLY LIVE ONCE. Si vive una volta sola, un mantra, quante volte me lo sarò ripetuta in questi ultimi mesi?

E poi improvvisamente mi rendo conto che ho sempre guardato quel detto nel modo sbagliato: “cogli l’attimo”, “non avrai un’altra occasione”.

Come si può fare un errore in una scelta di vita? Possiamo considerare sbagliata una scelta, una decisione presa in un dato momento, in base a delle motivazioni precise? Non sono errori grammaticali, oggettivi, palesi.

Mi sono resa conto di non credere negli errori e nelle scelte sbagliate, tutto qui. Tutto quello che fino ad ora ho fatto ha contribuito ad essere la persona che sono oggi, con i miei pregi e i miei difetti, le mie paure e i mei punti di forza. Non dobbiamo sempre trovare una lezione in tutto.

Vivere è come salire su un palcoscenico la notte della prima e unica data del nostro spettacolo e recitare, farlo senza aver né provato né aver potuto prendere esempio dai nostri ruoli precedenti.

Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future.

Quindi smettiamola di passare la nostra vita a rimpiangere le scelte non fatte o colpevolizzandovi per quelle fatte. Il posto di lavoro che non avete accettato tornerà da voi? Il ragazzo a cui non vi siete dichiarate busserà alla vostra porta? Il treno su cui siete salite va molto veloce, dovete solo capire il momento giusto per saltare su un altro se quello non vi soddisfa.

Perchè non riusciamo ad accettare il “Qui ed Ora” smettendo di vivere come se tutto fosse un fallimento?

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A essere scelti non ci si abitua mai.

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Io volevo un cane.

Poi è arrivato lui. Lui che si posiziona davanti alla porta di casa mentre sto infilando le chiavi nella toppa e mi guarda come per dire: “Mi sei mancata!!” e io che rispondo con tono risoluto: “No, adesso non possiamo andare a passeggio, è inutile che mi guardi così!”

Io volevo un cane.

Volevo anche un fidanzato come Ben Whishaw  (possibilmente non gay!), un sedere come quello di Belen, i capelli ricci e biondi e le tettine a coppa di champagne. Eppure… sul fidanzato ci stiamo lavorando ma… per il resto la vedo molto dura.

E mentre sto lì, con le chiavi tra le mani, la musica nelle orecchie e tutti quei “voglio” nella testa, lì, davanti a me c’era qualcuno che senza farsi troppe domande si prendeva la RESPONSABILITÀ’ DI UNA SCELTA.

E così, mentre io pensavo ad altro, Ben sceglieva me.

A essere scelti non ci si abitua mai. Io, poi, io che mi abituo ad essere scelta? Io che mi faccio sempre in mille per le persone, che cerco di capire cosa diavolo vuole il mondo da me, io che giro con il senso di inadeguatezza nella borsa mentre cerco di mettere insieme alcuni pezzi di me stessa che con il tempo trovo-perdo per strada.

Chi ti sceglie corre il rischio di saltare ad occhi chiusi in una vita… una vita che non gli appartiene e si prende quello che c’è, senza farsi troppe domande.

chi ti sceglie, ha già accettato anche quello che tu stessa non sopporti di te. Chi ti sceglie decide di schiantarsi contro il muro del “visualizzato non risposto” della vita.

Io lo so.

Io lo so, e forse lo sa pure Ben, che ha deciso di darmi una possibilità, a me, una ragazza incasinata, con pensieri imbrogliati come le cuffie nel caricabatterie e nei ricci che ho sempre sognato di avere.

Ha scelto me.

Sai che ti dico Ben? Facciamoci coraggio insieme e “noi” continuiamo a sperare, vedrai che così ce la caviamo.

Alla faccia di tutti quelli che in un anno non sono riusciti a prendere una decisione.

 

 

 

 

 

 

La piccola Minnie e le cose preziose

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Questa mattina ero con Ben, in bicicletta,  cercavo di non farmi trascinare a terra dalla mia belva e allo stesso tempo scansavo le persone presenti sulla pista ciclabile.

Davanti a me, papà e figlia bloccano la pista ciclabile, innervosita, mi pervade una voglia improvvisa di superare, poi mi fermo…

“Papà, guarda come schizzo, vado velocissimo! Vero? Papà, dici che così veloce va bene? Eh?”

“Amore, ti dico un segreto, non è la velocità il trucco, quando riconoscerai il momento giusto per frenare avrai imparato ad andare in bicicletta”.

“Perchè? A me piace andare veloce? Perchè poi cado e mi faccio tanto male?”

“Si, ma mica solo per quello!!! Se impari a frenare puoi fermarti in tempo perchè hai visto una cosa così bella che non vuoi assolutamente perdere!”

“Come ad esempio questo delizioso cagnolino dietro di noi?”

Saper aspettare regala sempre (piccole ma grandi) sorprese ❤

 

Luca che ha imparato a parlare con il sorriso

Cammino per le strade del mio paese, Ben annusa pazientemente, io mi guardo attorno infreddolita e respiro a pieni polmoni.

Al parco vedo un bimbo che corre, con un sorriso meraviglioso. Corre verso Ben e si ferma davanti a lui. Lo guarda.

Ben non ci pensa due volte e gli stampa una leccatona sulla faccia. Il bimbo ride, ride tantissimo.

Io gli parlo ma lui non mi risponde, sorride.

“Probabilmente non ti risponderà. Ha un ritardo della parola. A casa parla tantissimo, ma gli sconosciuti raramente riescono a comprendere quello che dice. Quindi ha capito che se sorride tanto, alla gente piacerà lo stesso, e non si renderanno conto che ha problemi nel parlare.” dice il papà.

Mi basta guardare il sorriso di un bimbo per far si che la giornata si illumini.

Tammaso che ascolta con il cuore.

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Incontro sul tram un ragazzo, porta degli occhiali scuri nonostante la nebbia. Sta ascoltando con le cuffie una canzone a me molto cara.

“…So please please please
Let me, let me, let me…”

Iniziamo a chiacchierare e ad un certo punto mi dice:

“Ho notato che le persone oggi spesso sentono, ma non ascoltano. Forse non sanno che ascoltare è piú bello.”

Vi assicuro che quando un ragazzo CIECO vi da una lezione di vita sull’ascolto non potete far altro che restare in silenzio e ascoltare con il cuore.

Grazie Tommi.